martedì 26 luglio 2011

L'ULTIMA FOTO ALLE MAFIE

Un migrante fugge dal centro di accoglienza e identificazione di Manduria. Scappa via, da un presente fatto di sopraffazione e miseria, in cui l’accoglienza e lo sfruttamento sono un business per le mafie e per lo Stato. Questo lo scatto che ha vinto il concorso “L’ultima foto alle mafie” promosso da daSud nell’ambito dell’iniziativa “La lunga marcia della memoria 2011”.
La fotografia, dal titolo “Young blood is the lovin’ upriser”, è stata inviata da Massimo Barberio, giovane fotoreporter barese che da anni si occupa di immigrati ed emergenza abitativa nel capoluogo pugliese. Il vincitore ha ritirato il premio a Bovalino (Rc), lo scorso 22 luglio, durante la giornata conclusiva de “L’ultima foto alla ‘ndrangheta”, dedicata a Lollò Cartisano, fotografo bovalinese sequestrato e ucciso nel 1993 per aver rifiutato di pagare il pizzo.
Al secondo posto l’immagine dal titolo “L’insula nello Zen”, della fotografa Grazia Bucca. Uno scatto che racconta le storie della zona espansione nord di Palermo, ma anche di tutte le altre periferie italiane: mondi isolati e rovesciati rispetto al resto delle città, dove la criminalità si alimenta nei silenzi e nel degrado.
Il terzo classificato del concorso è Vincenzo Dragani, con “Milano underground”, foto composta da diversi elementi di centrale importanza nell’analisi del fenomeno delle mafie al Nord: insospettabili mani di donna, davanti ai palazzoni della periferia milanese di Gratosoglio, rappresentano gli interessi edilizi delle mafie in Lombardia.
I tre vincitori hanno ricevuto anche il “Premio Cartisano”, la stampa di una foto di Lollò, assegnato dalla figlia Deborah.
Ai fotoreporter Franco Cufari (Ansa Calabria), Mario Proto (Corriere della Sera) e Davide Pambianchi (Il Secolo XIX) sono stati consegnati i premi speciali daSud per la sezione “fuori concorso”

Durante la serata del 22 luglio, in piazza Ruffo a Bovalino, è stato presentato il fumetto “L’ultima foto alla ‘ndrangheta”, edito da Round Robin in collaborazione con daSud, dedicato alla storia del sequestro di Lollò Cartisano. Al dibattito, moderato dal giornalista di Avvenire, Toni Mira, erano presenti Don Luigi Ciotti di Libera, Deborah Cartisano, Danilo Chirico e Luca Salici di daSud, Luca Scornaienchi, autore del fumetto, don Pino De Masi, Libera Calabria, Francesco Rigitano, Libera Locride e Luciano Squillace del Csv.

La mostra “L’ultima foto alle mafie”, già esposta alla Festa dell’unità di Roma dal 17 al 24 luglio, diventerà itinerante dall’autunno. I 15 scatti finalisti e la sezione “fuori concorso” con le immagini dei professionisti Tano D’Amico, Mario Proto, Giovanni Caruso, Davide Pambianchi, Luciano Ferrara e Franco Cufari, verranno esposti in diverse città italiane tra cui Bari, Napoli, Milano, Catania, Reggio Calabria, Bologna e Genova. Sul sito sarà pubblicato il calendario con le date e i luoghi dell’esposizione.
per saperne di più --> http://premiodasud.wordpress.com/

lunedì 18 luglio 2011

Un altro volantino da cestinare

Un altro inutile volantino promozionale da cestinare... Una serie di consigli inutili, anzi dannosi. Perché ancora una volta si avalla il concetto che le violenze avvengono per strada. Eppure nell'ultimo “Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia” - presentato qualche giorno fà al ministero dell'Interno - emerge il dato che in un'Italia sempre piu sicura a crescere è la quota delle violenze di genere - mentre gli omicidi di criminalità organizzata diminuiscono, quelli in famiglia sono stabili nel tempo e nello spazio - si tratta di violenza domestica e si stima sia ancora del 96% la percentuale degli abusi che resta nell'ombra.
Andrebbe fatta quindi una campagna per incoraggiare le donne a denunciare gli abusi e incrementare i fondi a centri anti violenza. Occorrerebbe pensare a un programma di educazione alla relazione nelle scuole, taxi collettivi e a chiamata a tariffe agevolate, una rete capillare di trasporto pubblico integrata a un piano regolatore (prima servizi collettivi e poi i palazzi(nari)!) attiva anche di notte - di questo vive una capitale europea.
Il decalogo patrocinato dal Comune di Roma maschera un'ipocrisia e una colpevolizzazione da fine Medioevo: "evita di vestirti in modo vistoso", altrimenti vuol dire che te la sei cercata. Non c'è bisogno di un "gps" da 300 euro (i 3/4 dell'affitto di una di noi per un mese in una stanza) nella borsa! c'è bisogno di far rivivere la città di notte, evitare stupide ordinanze che non fanno altro che alimentare un clima di insicurezza e svuotare uno dei momenti in cui la città dovrebbe ritrovarsi.
Non c'è bisogno di questo ridicolo vademecum ma di servizi mirati alle esigenze che via via si pongono.